"Achille “piè veloce” è l’eroe leggendario protagonista della guerra di Troia descritta nell'Iliade di Omero. La leggenda narra che da bambino fu immerso nelle acque dello Stige, che lo resero immortale. Ma dal momento che la madre lo immerse reggendolo per un tallone, questo rimase il suo unico punto vulnerabile."
L’Achille ferito è considerato il capolavoro di Innocenzo Fraccaroli. Il modello in gesso è già approntato nel 1832 durante il suo soggiorno romano (1830-1835) senza alcun committente, ma solo come dimostrazione della capacità e della padronanza nell’interpretazione del genere nudo virile eroico, al pari di maestri come Antonio Canova (1757-1822) e Bertel Thorvaldsen (1770-1844).
Nel 1842, dopo dieci anni, l’Achille ferito viene tradotto in marmo grazie al finanziamento dello zio materno dello scultore per essere presentato all’Esposizione di Brera, generando ammirazione e apprezzamenti. La scultura, di dimensioni monumentali, è dedicata all’eroe della mitologia greca e protagonista dell’Iliade che morì per mano di Paride perché colpito nell’unico suo punto debole: il tallone. L’opera cattura un momento di estrema vulnerabilità di Achille: l’eroe greco, ritenuto invincibile, è colto nell’attimo in cui è ferito a morte, quando comprende la propria debolezza e fragilità. Fraccaroli all’eroismo fa prevalere in Achille la dolorosa accettazione della propria fine. Da notare il perfetto equilibrio dei contrappesi: gamba e braccio destri piegati, stesa la gamba sinistra con volto, tronco e braccio inclinati dallo stesso lato. Anche questo lavoro di Fraccaroli risponde ai canoni di bellezza ideale, già ricercati da Canova, il massimo esponente del Neoclassicismo in scultura.